Alla Giornata internazionale della felicità il contributo dei Clown Marameo Odv tra ospedale e collaborazione con la Fondazione Uspidalet
In ospedale la felicità può sembrare fuori luogo. Eppure è proprio lì, tra corridoi, attese e paure, che assume il suo significato più autentico. Il 20 marzo, Giornata internazionale della felicità (istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012), invita a guardare oltre le definizioni astratte per riconoscerla anche nei gesti più semplici, capaci di alleggerire momenti complessi.
Ad Alessandria, questo principio prende forma concreta nell’attività dei volontari di Clown Marameo Odv, presenti all’interno dell’Ospedale Infantile e del Civile con un approccio che loro stessi definiscono «in punta di piedi». Un impegno che si affianca a quello della Fondazione Uspidalet, con cui condividono l’obiettivo di migliorare il benessere dei pazienti, in particolare dei più piccoli.
Il loro intervento non è mai invasivo: ogni ingresso in corsia è preceduto dal confronto con il personale sanitario, per capire situazioni e sensibilità. Solo quando ci sono le condizioni, si apre lo spazio per una gag, una risata, una bolla di sapone che rompe, anche solo per qualche minuto, la tensione della degenza.

Non è una terapia in senso stretto, ma un supporto emotivo che accompagna il percorso di cura. «Portiamo una distrazione – spiegano – un modo per staccare da paura, ansia e fatica». Un’azione che riguarda indistintamente bambini e adulti, entrambi bisognosi di un momento di leggerezza.
Il loro lavoro contribuisce anche a cambiare la percezione dell’ospedale, soprattutto nei più piccoli: il camice colorato diventa uno strumento per rendere meno distante e più umana la figura del medico, trasformando un ambiente spesso associato al dolore in uno spazio in cui è possibile, almeno per un attimo, sentirsi meglio.
Nel tempo, questa presenza è diventata familiare, attesa, riconosciuta anche dal personale sanitario. E le risposte arrivano in modo diretto: «La cosa più bella è entrare in una stanza dove un bambino sta piangendo e uscire lasciandolo sorridente». Piccoli segnali che restituiscono il senso di un impegno costante, costruito sulla discrezione e sull’ascolto.
In questo contesto, la Giornata internazionale della felicità smette di essere una ricorrenza simbolica e si traduce in gesti concreti. Perché la felicità, soprattutto nei luoghi della fragilità, non è un concetto astratto, ma un’esperienza possibile: breve, semplice, ma capace di fare la differenza.
