In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, la Neuropsichiatria Infantile del Cesare Arrigo richiama l’attenzione sull’aumento dei casi tra bambini e adolescenti e sui percorsi di cura multidisciplinari in fase di sviluppo
ALESSANDRIA – Il 15 marzo si celebra la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Istituita dalla Fondazione Fiocchetto Lilla, la ricorrenza ha l’obiettivo di abbattere lo stigma che ancora circonda queste patologie e promuovere la diagnosi precoce. In tutta Italia, ospedali, istituzioni e realtà del terzo settore partecipano con iniziative, incontri e campagne di informazione.
I dati raccontano un fenomeno in forte crescita. In Italia si stimano oggi oltre 3 milioni di persone che convivono con un disturbo del comportamento alimentare. L’aspetto più preoccupante riguarda l’età di insorgenza: tre casi su dieci coinvolgono bambini sotto i 14 anni, con esordi documentati tra gli 8 e i 9 anni. Secondo l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, tra il 2019 e il 2024 i nuovi casi diagnosticati in età evolutiva sono aumentati del 64%, con un incremento del 50% nelle bambine sotto i 13 anni.
Il Piemonte riflette questa tendenza. I dati della Città della Salute e della Scienza di Torino indicano che i pazienti in età evolutiva seguiti ambulatorialmente per disturbi alimentari sono aumentati del 112% tra il 2019 e il 2022. Un raddoppio che ha spinto la rete sanitaria regionale a rafforzare percorsi multidisciplinari e strumenti di diagnosi precoce.
Anche ad Alessandria il fenomeno è ben presente. Nel 2024 la Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’AOU di Alessandria, diretta dalla dottoressa Fabiana Vercellino, ha erogato oltre 2.600 prestazioni ambulatoriali, affrontando un aumento progressivo delle psicopatologie in età evolutiva, tra cui i disturbi del comportamento alimentare.
Dottoressa Vercellino, negli ultimi anni ad Alessandria che cosa avete osservato rispetto ai disturbi del comportamento alimentare nei bambini e negli adolescenti seguiti al Cesare Arrigo? Ci sono cambiamenti nell’età di esordio o nel numero di casi?
«L’andamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare indica una sempre più precoce età di esordio rispetto al passato per l’anoressia nervosa, collocandosi oggi più spesso nella fascia preadolescenziale. Inoltre, diversamente dal passato, il disturbo alimentare si inserisce frequentemente in un quadro più ampio di malessere psicologico, con la presenza di più difficoltà o patologie associate».

Quali sono oggi i percorsi di presa in carico per un ragazzo o una ragazza della provincia di Alessandria con un disturbo alimentare, e che ruolo avrà il nuovo ambulatorio dedicato che state sviluppando in Neuropsichiatria Infantile?
«La presa in carico nella fase acuta è abitualmente di pertinenza ospedaliera, sia attraverso il ricovero sia tramite percorsi in day hospital terapeutico o ambulatoriale. L’équipe multiprofessionale monitora diversi aspetti: condizioni fisiche, alimentazione, malessere psicologico e, quando necessario, terapia farmacologica. Quando le condizioni cliniche si stabilizzano, il paziente viene inviato alla Neuropsichiatria territoriale e viene mantenuto un follow up attraverso l’ambulatorio dedicato.
Va considerato che, a causa della scarsità di risorse pubbliche, soprattutto sul piano psicologico, spesso entrano in gioco anche risorse private per garantire il supporto intensivo di cui pazienti e famiglie hanno bisogno».
Dal suo punto di vista, quali segnali di allarme dovrebbero preoccupare maggiormente genitori e insegnanti, e quali sono i primi passi quando nasce un sospetto di disturbo alimentare?
«Tra i segnali di allarme dell’anoressia nervosa ci sono i cambiamenti nel rapporto con il cibo, in particolare la riduzione della quantità di alimenti, la selettività alimentare, il rifiuto dei carboidrati, la perdita di peso, l’induzione del vomito, l’aumento dell’attività fisica e il controllo ripetuto del proprio corpo.
Nella bulimia nervosa è invece tipica l’alternanza tra digiuno e abbuffate, talvolta accompagnate da condotte di eliminazione come il vomito.
In età prepuberale può comparire anche una selettività alimentare precoce, con scarso appetito, rifiuto di alimentarsi e difficoltà ad ampliare la varietà dei cibi. Spesso si associano difficoltà nelle relazioni sociali e un abbassamento del tono dell’umore.
Il primo interlocutore per la famiglia è il pediatra di libera scelta o il medico curante, che può valutare la situazione e indirizzare verso il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato».
In che modo la collaborazione con la Fondazione Uspidalet e con la comunità locale può fare la differenza?
«Sostenere la Fondazione Uspidalet significa contribuire allo sviluppo dell’Ospedale Infantile di Alessandria. La creazione di spazi più adeguati, la disponibilità di tecnologie più avanzate e la promozione di iniziative di informazione sanitaria possono migliorare diagnosi precoce e percorso di cura.
Resta comunque fondamentale un incremento del personale attraverso una programmazione sanitaria capace di rispondere all’emergenza della neuropsichiatria infantile, una delle specialità che, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19, ha registrato un forte aumento delle richieste di intervento per situazioni di malessere psichiatrico».
